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Fondo di Garanzia per Pmi: i criteri di accesso

Il Fondo di Garanzia per le Pmi è un’agevolazione statale attiva da 17 anni, attualmente sottoposta a revisione. La riforma è in vigore a partire dal 1° gennaio 2018 e riguarda principalmente i criteri di calcolo del rating per l’assegnazione delle risorse disponibili.

Prima di andare ad esaminare in dettaglio il nuovo sistema di rating, spendiamo due parole sul Fondo di Garanzia e sulle sue caratteristiche, ricordando che, al 31 marzo 2017, ha permesso oltre 658 mila operazioni, volte ad incentivare professionisti, ditte individuali e Pmi.

In estrema sintesi, la garanzia del Fondo è una agevolazione prevista dal Ministero dello sviluppo economico, finanziata anche con le risorse europee dei Programmi operativi 2007-2013.

Tale garanzia viene attivata attraverso l’intermediazione di banche, società di leasing e altri intermediari finanziari a favore di imprese e professionisti: in pratica, il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente. Sono gli istituti di credito aderenti a stabilire i tassi di interesse, le condizioni di rimborso e le altri componenti del contratto. 

La riforma del Fondo di Garanzia per Pmi

Recentemente il Fondo di Garanzia Pmi è stato oggetto di riforma: in particolare è stato revisionato ed aggiornato il sistema di rating, per la valutazione del rischio delle imprese richiedenti.

Tale riforma ha l’obiettivo di ampliare il bacino delle imprese, supportando maggiormente proprio le Pmi con un livello di rischio superiore, dato che sono quelle che più difficilmente riescono a contrarre prestiti con il sistema bancario tradizionale. Al momento, il nuovo modello di rating viene utilizzato in via sperimentale solo su alcune tipologie di operazioni di garanzia (in particolare i finanziamenti Sabatini-ter). 

Le novità del sistema di rating del Fondo di Garanzia per Pmi

Il Fondo di Garanzia per Pmi prevede classi di rischio differenziate a seconda del profilo di rischio delle imprese. Il calcolo viene effettuato esaminando gli ultimi due bilanci depositati e attribuendo, in relazioni ad essi, una probabilità di inadempimento e assegnando una classe di specifica.

Questo modello di valutazione permette di calcolare il possibile default aziendale, secondo una serie di parametri che vengono raggruppati in tre moduli:

  • modulo economico – finanziario: serve a calcolare il profilo di rischio patrimoniale, economico e finanziario dell’azienda.
  • modulo andamentale: calcola il rischio di credito sulla base della dinamica dei rapporti intrattenuti con le istituzioni finanziarie a livello di sistema bancario. In questo modulo vengono esaminati i dati forniti dalla Centrale dei Rischi e dai vari Credit Bureau o SIC.
  • blocco informativo: verifica eventuali atti ed eventi pregiudizievoli a carico dell’impresa e dei soci come, ad esempio,  ipoteca giudiziale o pignoramento, ipoteca legale, etc.

In precedenza, il sistema era basato prevalentemente su un modello di scoring economico-finanziario, mentre ora, con la riforma, la valutazione del merito di credito dell’impresa include parametri più ampi. Sulla base della probabilità di default, le imprese vengono inserite all’interno di una delle 12 classi di valutazione, raggruppate dell’analisi dei dati dei due moduli e del blocco informativo.

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